Gardaland Half Marathon: una montagna russa di emozioni!

Partiamo da un dato di fatto: le endorfine fanno bene alla vita, la propria e quella degli altri. Quando ti ritrovi ad aver VISSUTO una giornata in cui hai potuto mettere insieme un po’ di amici, la tua passione più grande, tante risate nel parco più bello d’Italia e un pizzico di romanticismo qua e là…. beh…. arrivi a casa forse un po’ stanchino, ma decisamente bombardato di immagini e sensazioni che non scorderai facilmente.

Ma partiamo dalla gara. Innanzitutto complimenti davvero a chi ha avuto l’idea per questo percorso! All’unanimità quelli del nostro team l’han definito MERAVIGLIOSO…..duro in certi punti, ma decisamente meraviglioso! Partenza da una delle località più affascinanti d’Italia: accanto a Valeggio sul Mincio c’è Borghetto. Il nome già dice molto. Si entra davvero in un’altra dimensione, ove quel ponte, quel fiume, quelle panchine sembrano messe lì apposta da pittori impressionisti per qualche loro opera. L’atmosfera è soave e leggera (in particolare di sera); lo consiglio vivamente a qualsiasi uomo bisognoso di un’ambientazione che faccia da silente alleata.

Ci raduniamo a mezz’ora dallo start per un po’ di stretching. Sei uomini ben “comandati” da Marzia, l’unica donna presente, particolarmente amante di tale importantissima fase preparatoria. Oltre la mezza maratona vera e propria è prevista anche la versione DUO ove il primo staffettista corre per14 Kmfino a Peschiera e il secondo completerà con i successivi 7. Tra di noi Michele è riuscito a coinvolgere la moglie Cinzia in questa avventura. Anche Silvia e Roberto faranno lo stesso, ma quest’ultimo proverà ad arrivare fino in fondo con lei facendone per la prima volta 21. Mentre tra i runner che faranno la mezza vi  sono anche Simone, Michele ed Alessandro. Quest’ultimo rientrato di recente dopola Venice Marathondi un lustro fa, avrà un tifoso speciale all’arrivo che per la prima volta lo vedrà varcare il traguardo. Quindi come avrete capito anche stavolta una giornata fitta fitta fitta di buone novelle da narrare, ma andiamo con ordine…..

 Diamo a Cesare TUTTO quello che è di Cesare: nei panni di Cesare c’è il percorso della gara, il cui unico difetto (se proprio vogliamo trovarlo) è di non essere adatto per fare il proprio personal best. Per il resto faccio davvero fatica a ritrovare nella mia memoria una 21 così densa di bellezza, serenità e divertimento. Come detto partenza da Borghetto e poco dopo arriva la prima salita a dare il benvenuto a tutti (saranno poco meno di500 metri, ma subito in principio si fanno ricordare). Poi si costeggia per qualche chilometro il famoso Parco di Sigurtà di Valeggio sul Mincio. Il verde, in tutte le sue tonalità, è il colore dominante su entrambi i lati del tracciato. Si entra poi a Monzambano attraverso due piccoli tornantini e qualche  falsopiano apre poi la strada ad un tratto davvero stupendo. La pista ciclabile che porta fino a Peschiera è lunga circa 8/9 Km. Un rettilineo piacevolissimo che ti immerge nuovamente tra alberi, prati e un compagno rilassante sulla destra: il Mincio. Incrocio ogni tanto i miei colleghi pacer e verso il quattordicesimo chilometro li stacco prima di passare davanti al punto di cambio della staffetta. Silvia e Cinzia con i figli sono lì ad attendere il cambio in arrivo. Siamo a Peschiera con il suo litorale sul Garda che viene percorso dai podisti in più punti. Qualche nave e un pizzico di sorprendente tifo teutonico danno colore a una mattinata abbastanza soleggiata. A proposito… faccio nuovamente i complimenti ai vari siti di previsioni: il terrore di tanti nei giorni precedenti per la pioggia (data per certa tutto il dì) è rimasto solo un trailer di un film divenuto solo un cortometraggio per meno di un’ora nel pomeriggio. Diciamolo: ultimamente dove andiamo a correre noi, splende sempre il sole! Ancora tre chilometri sul lungolago accanto ai campeggi, per poi vedere il cartello dei 20, anticipato dalle prime urla di bambini e ragazzi. Comincia l’indimenticabile finale: si entra a Gardaland dalla parte di Magic Mountain e Sequoia Adventure. Sono le undici passate e il parco è semivuoto, sembra tutto per noi! Il mio bambino interiore svolazza tra le giostre senza fare troppo caso a certe impegnative salite che alcune zone riservano. I “cinque” ai bimbi accanto alle transenne si sprecano. La grande allegria del luogo e la musica a palla dell’arrivo mi fanno planare sotto l’arrivo in versione aereoplanino. Un onesto 1 e 45. Oggi il personale non era l’obiettivo. In piena preparazione per la 100 questa 21 è stata in mezzo ad altre due fatte sabato e lunedì (….l’ultima consegna della mia saggia preparatrice Chiara: 3 mezze in 3 giorni). I vari abbracci e le foto all’arrivo hanno già un posto speciale tra i ricordi più gioiosi e, a tal proposito, ecco una piccola meritata carrellata sui miei compagni di viaggio di questa splendida giornata (….detto tra noi…. stavolta vi prendete tutto il “pacco dono” perché sono certo che da una parte o dall’altra qualcosa di buono c’è per chiunque….).

 Un sorprendente Michele ed uno scalpitante: appena chiuse le ali del mio aereoplanino trovo  uno dei due Michele già atterrato da un minutino. Sono contento per lui, partito col profilo basso e arrivato almeno 5 minuti sotto le sue aspettative iniziali. Il suo omonimo ha dato il cambio alla moglie (bravissima) con la voglia di andare oltre. Forse è pronto o forse no…. o forse la sua 21 d’esordio, da ex pilota, non può che essere la mezza che partirà dall’autodromo di Monza il 16 Settembre.

 Il mio collega Alessandro e il suo piccolo grande fan: quando fece la maratona di Venezia la moglie Maria era in dolce attesa. Ora il frizzante Andrea ha l’età giusta per tifare papà all’arrivo, per ritirare la medaglia con  l’effige di Prezzemolo e, soprattutto, per divertirsi come un matto sulle giostre su cui può salire. Dopo il suo rientro alla mezza dei Dogi, sono felice di aver condiviso con Ale, una così piacevole esperienza… il tutto ben al di fuori dal nostro abituale ufficio

 Simone e la sua nuova continuità: qualche mese fa ha detto stop alle gare da42 Km e ha iniziato ad alternare bici e corsa. Da quel momento non v’è stato più nessuno di quegli stop fisici che rompevano il ritmo (e non solo quello). Mi piace notare che quando capisci che è il momento di cambiare in qualche modo “strada”, prendendoti un po’ di coraggio per farlo, improvvisamente tutto inizia a girare un po’ meglio. Dai Simone che il primo Duathlon ti sta venendo incontro!

 L’ultima corsa della mia nuova “bike-assistant”: la decisione è presa (“presa” come lo direbbe Jonny Groove). Stavolta la vedo motivata sul serio! Mia moglie ha tagliato il traguardo sotto le due ore, chiudendo per qualche settimana con la corsa. Qualche giorno fa, di fronte alla scoperta di potermi seguire in bici durante la100 Km, la luce apparsa nei suoi occhi era davvero brillante. L’originaria preoccupazione ha fatto spazio alla motivazione per allenamenti in salita sulle due ruote. Vuole essere lì al mio fianco ed io ne sono proprio  felice…. come direbbe Checco Zalone “Siamo una squadra fortissimi!”.

 Che spettacolo Roberto e Silvia: li ho tenuti per ultimi perché il fermo immagine più bello sotto la finish line è sicuramente la loro. Con la magliettta uguale, griffata “Giulietta e Romeo Half Marathon”. Con le braccia belle aperte. Col sorriso misto a un po’ di sana fatica. Con lo speaker che acclama in modo indimenticabile il loro arrivo. Con tutto questo…. signori della giuria…. la sentenza è che quei due stanno troppo bene insieme!

  Dopo la pioggia di Atlantide è il momento di volare su Raptor: permettetemi di concludere questa escursione fatta di running e non solo con un paio di cenni legati al pomeriggio nel parco: quella dove il bambino interiore di tutti noi è tornato a GODERE tra il Colorado Boat e il Top Spin.

Dopo vari giri su attrazioni tranquille c’è stato un temporale breve, ma intenso. Una volta finito restava solo l’ultima ora a disposizione per quelle due emozioni che non si cancelleranno facilmente. Alessandro, il figlio di Michele, ci ha trainati verso Atlantide, siamo saliti mentre pioveva ancora, ma tanto quella grande barca ove si sale ci  avrebbe regalato presto altri umidi impatti. Ho una certezza: quella seconda folle discesa tra urla, risate e inzuppamenti generali resterà nella memoria di chi c’era, proprio perché potrà dirlo. Quel sole apparso appena scesi mi ha fatto riflettere che, se avessimo deciso di fare un altro giro, in nessun modo avrebbe potuto essere così speciale come quello appena concluso. L’unicità va sempre valorizzata in qualche modo!

Mancava l’ultimo atto: era giunto il momento della grande novità dell’anno scorso: Raptor. Sono quasi le sei: il parco sta per chiudere. Siamo io, Marzia, Simone e, soprattutto, Marika che ha deciso di buttarsi e di superare una sua paura. Quello era il momento! Uno degli assistenti ci annuncia che la giostra è partita per l’ultimo giro. Non è possibile…. insistiamo gentilmente e andiamo alla ricerca di uno sguardo accondiscendente dell’altra manovratrice. Quello che è successo non è facilmente spiegabile… la sensazione è stata che, senza troppe parole, avessero capito che “dovevano” farcelo fare e così è stato! Siamo saliti e ognuno l’ha (stra)vissuta a modo proprio: chi pietrificandosi, chi ridendo e chi urlando follemente. Piroette mozzafiato che danno letteralmente la sensazione di volare come su un Mig a cielo aperto. ESALTANTE! Questa è la parola più adatta per racchiudere le tante endorfine fluite e condivise in svariate ore di una giornata che andrà raccontata ai nipotini…. mentre giocano, ridono e corrono ovunque…. con la loro instancabile spensieratezza che, forse, più di qualcuno il 6 Maggio2012 hariassaporato di nuovo. Grazie a tutti!

 

Maratona del Piceno: un porto per ripartire un po’ più grati per quando tutto fila liscio liscio!

Quando torni da una località il cui nome è Porto San Giorgio, dopo che hai alloggiato all’albergo chiamato “Il timone” e hai fatto il Pacer guidando la ciurma delle quattro ore la tentazione di sentirsi un po’ Capitano c’è tutta. In realtà, dopo qualche giorno, mi vedo appoggiato alla balaustra mentre,  continuo a far scorrere le immagini di questi due giorni, intrecciando ogni tanto flashback di navigazioni passate. Senza fretta rifletto…. perché a volte per tornare nel tuo letto ci metti solo poche ore, ma per imparare veramente dall’isola ove sei stato c’è bisogno di lasciar fluire con calma la (propria) verità. Faccio questa piccola premessa, poiché a scrivere d’impulso si rischierebbe solo di risaltare quell’acqua impensabile che ha imbarcato la nave organizzatrice della manifestazione. Per fortuna è accaduto molto di più…. ma andiamo con ordine: eccovi questa breve gallery dalla mia soleggiata prua, ove echeggia un po’ di “True colors”.

 

Salpato da solo, ho portato a casa una squadra di nuovi amici: al contrario di tanti altri week end vissuti nello splendido litorale fermano, stavolta l’avventura che mi portava a fare la lepre per la terza volta era un viaggio da farsi in solitaria. Preso un paio di eterni regionali, ho avuto poi il piacere di vivere questa due giorni con tante belle persone nuove. Il sabato pomeriggio è stato il momento in cui mi sono amalgamato a una bella combriccola di podisti romani. Roberto, Marco e Marcello sono solo alcuni tra coloro con cui ho condiviso il primo “spiaggiamento” della stagione 2012. Poi dal tardo pomeriggio sono arrivati anche tutti gli altri, tra cui alcune facce già viste in quel di Treviso un paio di mesi fa.  Rispetto alle due precedenti occasioni c’è stato tempo e modo di conoscersi un po’, scambiandoci esperienze e consigli. Ben coordinati dalla veterana Julia Jones,   questa bella flotta di palloncini colorati era pronta a guidare i maratoneti nella mattina di una calda domenica di fine Aprile.

 

Trent’anni e, purtroppo, non li dimostra: ma veniamo alla gara…. partiamo da quei difettucci organizzativi che fanno ben capire come mai, una maratona con del potenziale oggettivo, resta così bassa nei suoi numeri (meno di 300 finishers). Sempre in un’ottica costruttiva, diciamo che oramai servizi quali docce, deposito borse numerato e cartelli dei km presenti durante tutto il percorso sono da considerarsi basilari per chi fa quei 42 abbondanti. A questo aggiungiamo che allo start sono partiti contemporaneamente i maratoneti e coloro che partecipavano alla non competitiva da10 Km. Ma a tutto questo dobbiamo aggiungere, per dovere di cronaca, l’intoppo legato a quel (maledetto) giro al porto che ha rovinato a molti la festa.

 

Tre… due… uno… via! …..e che la confusione abbia inizio: partiti dal lungomare Gramsci verso la zona del porto c’era un tratto, all’interno dello stesso, di poco più di un chilometro e mezzo, che bisognava percorrere attorno all’undicesimo. Invece gli assistenti di gara hanno fatto entrare una buona dose di podisti dopo il primo passaggio dopo meno di due chilometri. Gli organizzatori da quelli delle tre ore e trenta in poi sono tornati ad indicare la strada corretta. Il problema per me e il mio socio Roberto è stato che quando siamo passati davanti a quello stesso punto i commissari non facevano più passare nessuno. Morale della favola: dopo un tratto verso Porto Sant’Elpidio senza cartelli, abbiamo dovuto passare il giro di boa dei 21 per verificare che i nostri GPS ne segnavano 19 e mezzo. Che fare? Io e Roberto ci siamo consultati, ma soprattutto volevamo sapere cosa desiderava quella decina di valorosi dietro noi. Non avevo molti dubbi: un runner che si prepara per mesi per finirne più di 42, non può accontentarsi di correrne 40,5. Infatti al passaggio dei 27 abbiamo ripercorso 750 metri tornando poi indietro (in sicurezza), in modo che ripassando davanti a quel gran numero esso coincidesse con quello piccolo indicato dal Garmin. Così è stato! Inoltre, in quel momento esatto, il passo medio indicato era proprio di 5 e 40 al chilometro:  eravamo tornati perfettamente in bolla! Scelta non facile, ma appena realizzata questa “correzione di rotta” c’era tra tutti la sensazione bellissima di aver gestito al meglio l’imprevedibile. Parlando poi con i colleghi pacer, ho saputo che altri hanno risolto la cosa in altri modi e penso che vadano tutti bene di fronte ad un’eventualità così anomala. Tra i pochi a seguirci avevamo Danilo, esordiente e carico (nonostante i problemi alla schiena), mi è bastato guardarlo negli occhi per capire che era nostro compito risolvere la situazione per donargli una gara il più possibile regolare.

Dopo tutto questo il consueto muro degli ultimi dieci ci ha tolto a poco a poco qualche compagno di viaggio. Il panorama è sempre quello del mare. Il ritorno in Porto San Giorgio attraverso la pista ciclabile è davvero spassoso. Varcati i quaranta il caldo inizia a farsi sentire sul serio, ma per fortuna la fine è vicina. Dal litorale imbocchiamo poi il viale alberato del centro e l’undicesima medaglia si materializza sul petto fiero e pulsante di gioia!

 

Quella voglia di andare un po’ oltre e vedere se è possibile:  questa era l’occasione ideale per provare a spingermi aldilà dei 42 e 195. Dopo aver festeggiato con Julia e gli altri per qualche minuto, sono poi ripartito, A quattro settimane dai 100 del passatore avevo in programma macinare qualche chilometro in più. Ho preso allora di nuovo possesso di quel lungomare colmo di palme. Ho corso, ma ho saggiamente alternato dei momenti di camminata. Poiché così sarà tra qualche settimana. Sarà importante non sprecare forze, evitando di vivere il marciare come una debolezza, poiché in realtà è la pausa attiva che, se ben gestita, consente di arrivare a Faenza. Questa però è un’altra gara, quella del Piceno si conclude per me con il mio primo CINQUANTA nella bacheca personale e con un bel ritorno a casa in compagnia di Luca, Paolo e Alvise. Occasione ottima per conoscersi ancor meglio e carpire da loro qualche consiglio sulla suddetta cento, visto che, fatalità, tutti e tre l’hanno portata a termine (….tanto per ricordare ai miei lettori che IL CASO NON ESISTE!).

 

Qualche ultima riflessione sul “non dare nulla per scontato”: vedo allontanarsi Porto San Giorgio con la sua brezza rinfrescante, con i suoi maritozzi alla crema, con il bottiglione di rosso apiceno del pacco gara, con la chiaccherata con Alvise sul “prendersi poco sul serio”, con “The final countdown” in sottofondo subito dopo lo sparo, con le scarpe di Marcello ai piedi, con l’incantevole fruscio del mare di sera, con il karaoke di Adele in lontananza, con il campo da basket dello stabilimento di Duilio e con quei ricordi da campioni del mondo….. già…. il 9 Luglio 2006 ero proprio a Porto San Giorgio a far festa dopo il rigore di Grosso. Quella vittoria fu bellissima perché nessuno all’inizio dei mondiali ci sperava veramente. Poi sappiamo tutti come è andata.

Tutto questo condensato in una trentina di ore alza il volume della gratitudine per quando le cose seguono serenamente il loro corso. Stranezze così grandi in una maratona ti fanno riguardare al passato con la voglia di sorridere a quei porti ove sei stato bene e tutto è filato liscio dall’inizio alla fine. Faccio il migliore in bocca al lupo a Julia e a tutti gli amici pacer per le loro prossime avventure, con un pensiero speciale a tutti gli organizzatori di manifestazioni, affinchè sappiano contagiarsi positivamente a vicenda, ascoltando anche la voce di coloro che popolano le loro strade con passione e voglia di dare il massimo!

Una corsa nel buio a un mese dalla notte dei 100 Km!

Fino ad oggi questo blog è stato ricco soprattutto di racconti podistici legati a corse ufficiali o, più in genrale, da week end. Poco spazio hanno trovato i, seppur frequenti, allenamenti della settimana. Quelli scanditi a ritmo di agenda, ove trovare lo spazio è la vera fatica, più della sgambata stessa.  Poi succede che la passione, la follia e la voglia di star bene ti abituano, ad esempio, che alzarsi alle 5 e mezza è normale. Il fascino del sole che sorge  è  un’istantanea ormai piacevolmente consolidata. Per fortuna, ogni tanto, anche il tramonto riesce ad essere un (buon) momento in cui collocare progressivi e fartlek.

Ieri però…… 26 Aprile è stato il giorno in cui risuonava un eco tra le colline della mia Montegrotto: “UN MESE”. Solo trenta giorni a quel via da Firenze, alle 15 di un sabato pomeriggio di fine Maggio. Qualche centinaio di (forse) impavidi sperimentatori del proprio Essere. Tutti pronti ad attraversare Borgo San Lorenzo, il temibile Passo  Colla, Marradi e giù fino a Faenza. A poco più quattro settimane dallo start, inizia a prendere tutto velocemente forma. Tra l’altro, nunzio vobis che a brevissimo annuncerò il concept della mia prima raccolta fondi legata appunto  alla mia prima 100 Km: restate collegati poiché sto studiando una formula che penso e spero vi piacerà.

Tornando al “qui e ora” diciamo che c’era bisogno e volontà di sperimentare quell’atmosfera che le ore della sera e della notte regalerano in quell’occasione. Quindi cena sul presto, un paio d’ore di serena attesa e poi, attorno alle nove e mezza, le scarpe da running hanno preso possesso dei miei piedi. In testa, oltre al mio cappellino, un piccolo fanale illuminante con fascetta; ricordo di quella mitica volta in cui il giro del Lago di Resia venne fatto in notturna e tale fu l’indimenticabile gadget. L’ho detto nel titolo: dal ponte di Mezzavia il buio è stato per gran parte del tempo il mio fedele compagno di giochi. L’avevo già fatto un paio di volte con quell’atmosfera, con mia moglie e con il mio grande amico Simo, ma mai in solitaria. I primi chilometri sono quelli che attraversano un argine che ti collega a Battaglia Terme, ove una fontanella si surroga a ristoro dei cinque. L’immensità della vallata è assordante nel suo silenzio, interrotto solo da un cane, il cui abbaiare echeggia ingigantendone le per sempre ignote dimensioni.  La luna è l’unica compagna del mio piccolo faro frontale. L’immagine di vedere chiaramente solo i prossimi tre o quattro metri è evocativa. Ricorda quanto aver Fede, significa anche nella difficoltà, aver la tranquillità di affidarsi alla vita…. anche se riesci, momentaneamente, a comprendere solo un breve tratto del tuo cammino.

Qualche luce, i negozi chiusi e la famosa fontanella servono a riportarmi per un attimo alla realtà. Già… perché spesso la corsa è spazio utile e adatto per lasciarsi andare a ineguagliabili chiaccherate con se stessi. Mi giro di 180°  e al bivio vicino al Castello del Cataio prendo la strada che mi porterà ad attraversare il treno. Prima però il rituffarsi in questa strada in mezzo alla natura mi fa conoscere nuovi amici: un paio di anatre e una bella famigliola di rospi (capaci di fare un casino bestiale!).  Prendo la via che costeggia un fiumiciattolo e dopo quasi un’ora di corsa la postura è buona e le sensazioni anche. Il passaggio a livello ha sbarra abbassata, ma per noi podisti non è un problema. Aldilà l’unica anima con cui scambiar parola in questa uscita serale: parlando dell’atmosfera che si respira sui colli a queste ore, l’uomo con la Vespa mi ricorda di ascoltare la regolarità del passo.

Qualche rettilineo, una grande rotonda e ben presto mi trovo tra i ponticelli davanti a Villa Draghi. Proprio lì, da qualche tempo è l’arena per le ripetute da un Km, quei faticosi ed eccitantissimi allenamenti in cui spingi al massimo e, di solito, ti fan capire come stai veramente. Fare quel tratto, guardando quel panorama normalmente colorato di verde e terra, mi lascia col fiato quasi sospeso, mentre la mente torna a pensare all’avventura che mi attende sull’Appennino, ove tutto questa ombrosa visuale  sarà meglio averla come alleata rasserenante.

Laggiù un lampione mi ricorda che il centro di Montegrotto è vicino. Almeno quindici li abbiam fatti e dopo un paio di curve lo stradone che mi riporta a casa sembra aver messo il divieto di transito alle macchine. Tutto intorno segue il ritmo dei miei rilassati pensieri. Parlo sottovoce invocando un piccolo mantra a cui mi sto affezionando velocemente.  Arrivo poco dopo a quel piccolo parco giochi sotto casa. Cammino un paio di minuti. Mi siedo sulla panchina di legno. Saranno le undici e, guardando il cielo illuminato qua e là, spengo la mia luce artificiale. Ascolto le vibrazioni del mio corpo. Sorrido….. va tutto bene! Mi sento fortunato e sembra una di quelle serate che vorresti non finisse mai. Mi prendo qualche momento di intima confidenza col Supremo e poi riparto……. tra un mese c’è una 100 da correre!

Maratona di Vienna: una grande ruota panoramica con qualche basso e un alto formato PERSONAL BEST!

Lo premetto subito: quando ci metti di mezzo un viaggio di tre giorni con cinque persone speciali è dura fare ordine e riuscire a parlare solo della gara, quindi “sbaverò” inevitabilmente in lunghezza e qualche accenno non sarà puramente podistico, ma so che sarà comunque gradito. Il viaggio nella capitale austriaca porta in dote la metafora nel suo simbolo più rappresentativo: la ruota panoramica del Prater, il parco di divertimenti stabile della città. Un ruota che regala un panorama verso tutta la città, ove tutto sembra immenso e piacevole, anche se qua e là nuvolette grigie hanno reso il quadro da ammirare un po’ meno brillante nei toni. Ma andiamo con ordine.

 Partiamo dal basso: lo ammetto, non sono abituato per indole a criticare. Chi mi conosce o anche chi mi legge tramite questo blog avrà colto una tendenza innata a notare il quadro bianco, a volte dimenticandosi volontariamente del puntino nero. Stavolta però sembra più una spennellata abbondante. Vorrei togliermi subito il sassolino dalla scarpa con una critica all’organizzazione della corsa. Dopo un’esosa iscrizione, questi simpaticoni austriaci, si sono inventati di far pagare il chip (normalmente compreso nel pacco gara) ben 10 euro, a fronte poi di una restituzione di7 a fine gara. INACCETTABILE! Non contenti, si lasceranno ricordare anche per l’assenza di un gadget ricordo nel pacco. I miei armadi sono strapieni di “magliette souvenir” di manifestazioni (alcune magari mai usate), ma vi garantisco che non trovare nulla fa davvero un pessimo effetto. Ovviamente il merchandising griffato c’era ed era tutto ben esposto nel primo stand che ti si pone davanti all’inizio dell’Expò. Forse tutto questo per riuscire a pagare l’ingaggio a Paula Radcliffe e Haile Gebreselassie? Non voglio neanche pensarlo. Spero sinceramente che nessun organizzatore nostrano prenda spunto da tali atteggiamenti, ben distanti da quelli che avevo potuto vedere finora.

 Ma parliamo di questo (quasi) bel percorso: era stato decantato come un tracciato da tempo ed, effettivamente, si è rivelato tale. Molto scorrevole, viali molto ampi e poche curve. Spesso si costeggia il Danubio e per ben due volte ci si immerge nei verdissimi tratti del Prater. Le condizioni climatiche erano molto buone. Alla faccia dei siti meteo la pioggia è arrivata solo nel pomeriggio, consentendo ai podisti di soffrire solo per il freddo.  Diciamo che parlando di una capitale europea ben dotata di bellezze, ci si poteva aspettare di passare molto più spesso vicino alle varie opere. Insomma, nulla a che vedere con la magia in 5D che regala la maratona di Roma (vero e proprio tour tra le meraviglie della città). Come spesso succede a fregarci sono paragoni a aspettative! A tal proposito la leggenda voleva che per tutto il tragitto, o quasi, ci fosse musica classica tipica viennese. Invece, a parte il primo Km, il resto è stato caratterizzato da casse poste qua e là che hanno diffuso dell’ottimo rock targato AC/DC, U2 e molti altri. Per una volta che in gara non metto l’I-pod sono stato ben accontentato dall’esterno…. ma questo discorso va terminato tra qualche riga, quando parlerò della mia gara.

 Un team variegato, come i risultati ottenuti: come sempre da ognuno dei compagni di viaggio podistico vengon sempre fuori buone storie, anche solo da accennare, per dare colore e soprattutto valore alle esperienze. L’evento viennese offriva molteplici possibilità: la maratona, la mezza e una staffeta anomala, nel senso che i frazionisti avevano distanze molto differenti da portare a termine. Noi avevamo tre per la gara regina e altrettanti per la maratonina. Il freddo è stato un nemico ostico, soprattutto per chi non era abituato a partire con tali temperature. A posteriori il consiglio è quello di evitare di stancarsi visitando la città: il programma ideale in questi casi è arrivo il sabato per ritirare il pettorale, maratona la domenica e poi giorni successivi per andare a zondo.

Morale della favola: la truppa non è tornata a casa esaltata per i risultati. Stavolta senza parlare dei singoli penso che tra un esordio impegnativo, dolori di stomaco, problemi al ginocchio, un ritiro e una gara portata stoicamente a termine, non ci siamo fatti mancare proprio niente! Cogliere sempre il buono subito non è facile e, ovviamente, si gode di più quando ci si possono scambiare brindisi sorridenti alla fine della propria prova. Ma a volte poter condividere il peggio di quello che ci capita può essere davvero una chiave, presente o futura, per chi ti sta a fianco. Mi tengo il ricordo di quella ricompensa finale che ci siamo concessi: un immenso hot dog, una birra da mezzo e l’originale Sacher Torte, nel pomeriggio di una domenica viennese, ove quel cominciare a piovere sapeva di piccola benedizione e buon auspicio per le prossime spedizioni.

 Vacanza iniziata male, gara finita con le due parole magiche: se penso a com’era cominciata!!!  Nel viaggio di andata dovevamo avere la cuccetta notturna e invece, per problemi tecnici, ci hanno relegato in posti a sedere. Il venerdì si è poi concluso con una dormita pomeridiana dalla quale mi sono risvegliato spossato come non mai e vomitare è stata l’unica soluzione. A meno di quaranta ore dalla maratona l’arrivo di Piazza degli Eroi sembrava lontano anni luce. Poi per fortuna il sabato stavo bene e la domenica mattina è arrivata presto. L’odore di canfora, i camion e il pensiero di questi mesi di allenamento mi hanno fatto tornare in me. Una grande folla. Alla fine tra tutte le iniziative podistiche saranno ben 36.000 i partecipanti. Non ero più abituato ad uno start che ti fa passare più di cinque minuti dopo il via. Si parte dalla zona nord della città. Quella vicino al famoso parco di divertimenti. Lo si costeggia e di lì a poco si comincia ad avere a fianco il Danubio, uno dei grandi protagonisti del percorso. Mi sento bene e decido di correre a sensazione, visto che perdo i primi segnalatori dei chilometri a causa della grande massa. Provo a stare sotto i 24 minuti  per ogni ristoro (5 Km), mi riesce facile fino al trentesimo e sono quindi in linea per abbattere il mio vecchio muro veneziano delle 3 ore e 25. Dai trenta, dopo aver vagato un po’ per grandi strade e qualche piazza, inizia la parte più adrenalinica ed indimenticabile del mio volo interiore. Si torna sui viali alberati e, piazzate per quasi una decina di chilometri, vi sono casse ovunque che sparano a palla la musica di pirati dei caraibi in loop continuo. Il momento è ipnoticamente esaltante a dir poco. Mi auto incito su quella melodia così coinvolgente. Sono il capitano Max Pozzi e mi convinco che porterò la mia nave a destinazione, a modo mio e col tempo che in quel momento sembrava possibile. I brividi sul capo, l’incitazione degli austriaci e quel dito connesso col cielo mi hanno ulteriormente aiutato a credere che fosse possibile. Usciti dal parco trovo il piacere di incrociare mia moglie che si avviava verso quel verde oblio. A un paio di chilometri dalla fine si apre la piazza gremita e lo speaker incita con musica techno tutti coloro che transitano, ormai verso la fine. Arriva quella curva verso quella piazza da non scordare, per il nome e per il calore. L’urlo non è di quelli istintivi…. due parole ferme in gole e immaginate da un paio d’ore, da quando sentivo che poteva essere vero e visualizzarlo durante diventa determinante, per credere nella possibilità di un 3 e 22…. il mio nuovo PERSONAAAAL BEEEEST!!!!

Trenta gustosi giorni per scelte variopinte e solari!

A pochissime ore dalla partenza per Vienne City Marathon sono colto da un lampo inaugurale. La categoria “Infomix” in questo blog voleva essere l’umile eco per iniziative con addosso un look podistico, ma in grado di farsi ricordare anche per altri motivi. Dando uno sguardo al calendario m’è proprio venuta voglia di dare vita a questa sezione del sito. Per  i prossimi trenta giorni vedo una bella  schiera di opportunità che potrebbero coinvolgere e divertire grandi e piccini, uomini e donne, competitivi e non.

Domenica 15 Aprile – In bocca la lupo a tutti! Oltre al suddetto appuntamento austriaco mi limito a un pensiero d’incoraggiamento a tutti coloro co che prenderanno parte alla Milano City Marathon (con numeri davvero importanti) e, per noi Veneti, alla classica Maratonina dei Dogi.

Domenica 22 Aprile – Padova in tutte le sue forme! Eh già, come fosse una bella donna, la mia città il giorno della sua maratona si veste di vari colori e competizioni per accontentare tutti. Da chi si è preparato lungamente per la divina 42. A chi si diverte con la piacevolissima mezza, giunta già alla sua quarta edizione. A far da colpo d’occhio, sempre entusiasmante, è poi il lungo fiume dei partecipanti alle stracittadine, in tutte le sue versioni. Ovunque voi siate il calore di Prato della Valle è pronto ad accogliervi a braccia aperte!

Domenica 29 Aprile – Lo sguardo sul mare tra Fermo e Porto San Giorgio! Giusto per non reclamizzare solo il Nord-Est vi segnalo una gara che penso regalerà ai miei occhi dei magnifici ricordi. Quel giorno vi sarà la maratona e una non competitiva da 10 Km. Saporite  atmosfere  marchigiane create dal mare, specialità culinarie e il fascino del borgo fermano rendono un (long) week end qui, una  fiche davvero ben  giocata: garantisco personalmente!

Martedì 1 Maggio – Il ballottaggio del primo Maggio! Sottomarina & Chioggia è una corsa che ti rimane addosso, che quei granelli di sabbia che rimangono sulle caviglie. Segna per noi da un po’ di anni una sorta di inizio dell’estate. Il correre in riva dalla diga per circa otto chilometri ha impresso quel brillare del sole mattiniero sull’acqua marina. Molto allenante e con un ristoro finale in arena che dona sempre un sereno star bene. Voi direte ballottaggio…. e con chi dopo tutto questo? Beh, se non avete mai visto Ferrara, fateci un gran pensiero. L’occasione è il tipico giro delle mura ove tutti i podisti della zona si radunano al tramonto. Per la festa dei lavoratori hanno organizzato una garetta di una dozzina di chilometri tutta da provare. Dopo la fatica è d’obbligo una rilassante passeggiata per il centro, visita al Duomo e l’immancabile (ed indimenticabile) piadina.

Domenica 6 Maggio – L’esuberante Gardaland Half Marathon! In concomitanza con la Bavisela in quel di Trieste, la provincia veronese fa mettere le scarpe da running a Prezzemolo. La manifestazione è assai ricca. Intanto c’è la mezza maratona per chi vuole misurarsi sui 21 Km. Per chi vuole buttarsi nel show del podismo con una distanza più breve, c’è la versione denominato “Duo”, ove una persona  ne farà 14 e l’altra i restanti 7. Il fascino di partire da uno dei luoghi più suggestivi d’Italia: Borghetto, romantico paesino vicino a Valeggio sul Mincio. Infine il ludico piacere di terminare la corsa  sfrecciamo tra le giostre del parco di divertimenti più famoso d’Italia, ove poi i partecipanti entreranno a soli 15 € e i familiari a 22… lo ammetto…. il mio bambino interiore già adesso non vede l’ora!

Sabato 12 Maggio – L’incantevole Moonlight  Half Marathon! Sarà che Jesolo è la mia seconda casa,  ma questa è una di quelle che vorresti rifare ogni anno . La partenza al tramonto si tinge di toni accesi, con quel mare alla tua destra e vari gabbiani che accompagnano podisti desiderosi di essere più veloci.….. proprio come quel Jonathan Livingstone. Se non è troppo caldo è una mezza da personale e, se hai il cuore aperto, non scorderai più il lungomare nel finale. La musica a palla in Piazza Mazzini ti accoglie con l’energia del Papaya negli anni novanta. Le discoteche di quei tempi non ci sono più, ma in quel pezzo di mondo che sta tra il faro e Piazza Drago c’è sempre tanta magia disponibile.

Ora è arrivato il momento di chiudere la valigia. Ho un gran bel treno da agguantare al momento giusto. Me ne vado per tre giorni a prendere tutto quello che c’è da portare a casa, compresa la pioggia che i siti stanno evocando.  Se questa è la Sua volontà e allora accetteremo con gioia l’acqua dal cielo, mettendoci il fuoco della passione, l’aria dei nostri intensi respiri e le scosse positive che regaleremo alla terra! Siamo RUNNERS e ci piace andare avanti…. comunque…. sempre!

 

P.S.: …….e mi raccomando, fatemi sapere dove ci si vede nei prossimi trenta gustosissimi giorni!

 

L’eco dei 7 GRAZIE da Villa di Teolo

Guardo indietro con gli occhi di un bimbo alle ultime 77 ore e non posso che mettere insieme i pezzi di questo puzzle, ammirando la sua metamorfosi in  tela illuminata . Pochi giorni densi di varie tonalità e sensazioni. Ne prendo 7, come i colori dell’arcobaleno, come i chakra, come le note e come i Grazie su cui ho voglia di dipingere una  spirituale melodia.

 - GRAZIE A VILLA DI TEOLO: una corsa domenicale piacevolmente impegnativa. Di quelle in cui si comincia subito a salire. Si alternano rampe importanti a discese appassionanti  in mezzo al bosco. I sentieri ti portano ad ammirare vari panorami mozzafiato dei Colli Euganei. Tornanti che si prendono gioco dei miei quadricipiti e del mio orgoglio (già…. perché ogni tanto scegliere di camminare è saggezza, non certo debolezza).  La fatica si mette ogni tanto da parte, poiché lo sguardo verso l’orizzonte fa dimenticare alle gambe le continue sollecitazioni. In certi momenti, quella fuga tra le fronde di una ricca vegetazione, ti proietta dentro un’ambientazione che sembra tratta dal telefilm “Lost”.  Entra di diritto nel novero delle  domencali che, appena finite, vorresti subito ricominciare!

 - GRAZIE AD ALLOPLANT: Villa di Teolo mi riporta subito al ricordo dell’avventura russa (se non sapete cos’è Alloplant vi rimando alla pagina “raccolta fondi”…. che a breve conterrà  interessanti aggiornamenti). L’anno scorso non ho potuto partecipare a questa manifestazione poiché ero in convalescenza per l’operazione. Guardo indietro a questi dodici mesi…. sembra un’eternità. Anche se non son guarito del tutto, la quantità e la qualità di accadimenti non sono raccontabile certo in un solo articolo di un blog. Vi garantisco che, guardarsi indietro, guardare  tanta strada di cui ti senti coraggioso protagonista è una buona sorgete di benzina gratuita.

 - GRAZIE A MICHELE: un tempo era solo il nostro agente immobiliare, ora è una delle amicizie più ricche tra quelle che sento. Un anno fa iniziavamo insieme il cammino per la ricerca della nuova dimora e lui, a piccoli passi, trovava il tempo e gli stimoli per farsi contagiare da noi sulla corsa. Da ex-pilota di auto si è fatto prendere, proprio come se le scarpe da running fossero i pedali su cui accelerare per riuscire a stoppare al meglio il cronometro. Si sta divertendo e ha gran voglia di sperimentarsi. lnfatti  domenica mattina era con me a Villa di Teolo per la sua prima collinare. E qui la parola passa al successivo “grazie”…..

 - GRAZIE ALLE NOVITÀ: Michele alla fine era davvero esaltato. Anche nei giorni successivi trasmetteva il bello di aver vissuto pienamente un’esperienza nuova. Impegnativa certo, ma le parole emozionate erano più per l’energia vitale che aveva pulsato, che per il normale acido lattico presente qua e là. Mi ha fatto tornare indietro, quando alcuni battesimi si facevano sentire addosso almeno fino a metà settimana. Ogni alba ti può regalare strade diverse da saggiare… a volte è buono fidarti di chi li ha scovati prima per te… a volte tocca solo a te scegliere, andare e… prendere!  

- GRAZIE A PAULO: dalla pagina “Music  for run” potete intuire la positività testata del correre con del buon sound nelle orecchie, ma vi sono altre modalità simili, altrettanto interessanti. Domenica è stata occasione per ripescare un’esperienza che talvolta ha del mistico: scegliere un audiolibro adatto ai chilometri in cui stai per immergerti. Mi mancavano giusto un paio d’ore di ascolto per terminare “L’alchimista” di Paulo Coelho. Tra le tante sue opere di grande successo, non avevo ancora assaporato  questa che, da molti, viene considerata la migliore. Non mi permetto di svelarvi nulla, vi dirò solo che l’avventura del pastorello Santiago è stata evocativa assai, al punto che madre natura ha deciso di adeguare la realtà alla narrazione che mi stava accompagnando.…..

 - GRAZIE AL VENTO: ….il cammino del protagonista, con la sua allegorica forza, ha preso idealmente forma nel percorso che stavo affrontando.  Nel suo momento di difficoltà spirituale si è manifestata la salita più ostica.  Nella sua rinnovata consapevolezza è apparsa una discesa ove buttarsi. Ma soprattutto…. c’è stato il vento! La descrizione del dialogo tra il ragazzo e tale potenza della natura ha portato forti raffiche nel mio viaggio podistico. Il tutto proprio mentre scollinavo lassù. Ero sull’apice del Monte della Madonna e a Lei apparteneva pure  quella disarmante bufera . Mi son fermato. Mi sono “arreso” qualche secondo e, con un pizzico di timore rispettoso verso  l’alto, ho detto “Sia fatta la tua volontà!”. Solo un paio di eterni minuti di incertezza…. poi è tornata un po’ di quiete e tutto è andato per il meglio!

 - GRAZIE ALLA CORSA: forse potrà sembrare scontato detto dal sottoscritto, ma guardo a tutti i colori spennellati nei punti precedenti e non possono che ringraziare questa tavolozza ove essi si son posati per diventare poi quadro. Villa di Teolo ha risaltato naturalmente i toni accesi della passione, quelli fluidi della condivisione ed anche una spruzzata di introspezione. Gli Dei del podismo di sicuro osservano gli umani che tentano di divinizzarsi in qualche modo estremo, ma il vero miracolo è riuscire a godere delle cose semplici del quotidiano!

A fronte di tutti questi sentiti GRAZIE, odo squillanti i rintocchi della campane per la settimana Santa. Auguro anche a voi tutti di trovare in questi giorni di celebrazioni pasquali almeno sette motivi per ringraziare  voi stessi, la vita che avete creato e quel compiaciuto e silenzioso osservatore del piano di sopra!

Belluno-Feltre: la corsa più COINVOLGENTE che ci sia!

Un aggettivo forte, ma indubbiamente meritato…. e il nostro team Domenica 25 Marzo ne è stata la dimostrazione pratica: c’era la gara da 30 Km (e noi c’eravamo), c’era la gara a staffetta 3 x 10 Km (e noi c’eravamo), c’era la gara di Nordic Walking da 14 Km (e noi c’eravamo) e c’era la possibilità di andare a festeggiare alla Birreria Pedavena…. e indovinate un po’…. NOI C’ERAVAMO!

Questa corsa, oltre ad un’ottima organizzazione, offre un percorso piacevolmente impegnativo e la possibilità di gustarsi il panorama montuoso da cui è attorniata la zona. Quasi in una conca, l’immagine più efficace per questo scenario è quello di un’arena, ove attori di vario genere sono stati protagonisti di un grande spettacolo. Come sapete in questo blog difficilmente troverete analisi freddamente tecniche, qui il vento che tende a soffiare è quello caldo delle emozioni…. quindi su il sipario sui vari atti andati in scena tra i monti bellunesi.

I° ATTO – Giù il cappello per Said e Giovanna: partiamo dai fuoriclasse…. hanno vinto, ma diciamolo chiaramente…. hanno addosso entrambi la faccia buona di questo sport fatto di fatica e meritate soddisfazioni. L’operaio italo-marocchino ormai da qualche anno prende standing-ovation in gare dai 20 ai 30 Km e quest’anno ha concesso il bis tra le mura feltrine. L’infermiera padovana vince interpretando il bel ruolo di mamma quarantenne di due figli ….avete capito bene, 40 anni, 2 figli e trionfa in una 30 non con un premio alla carriera, ma come miglior attrice protagonista. Said e Giovanna: icone da locandina!

II° ATTO – La Super Sfida tra le Staffette: veniamo agli umani… più di cento staffette, tra le qualii due facevano parte della nostra compagnia teatrale. C’era un terzetto di emergenti che saggiava un palco così emozionante per la prima volta: Gabriele, Roberto e Mauro alla fine erano davvero soddisfatti, stupiti e galvanizzati dalla loro prestazione (mi sa che li rivedremo esibirsi di nuovo in pantaloncini e canotta). L’altro trio aveva da loro l’esperienza e un pizzico di ruggine qua e là: Michele, Simone e Stefano hanno portato a casa la consapevolezza che possono ancora divertirsi tanto e, a volte, ricominciare dopo un infortunio può essere molto stimolante per ritrovare quella forma, quella concentrazione e quell’andare fluidi per riconciliarsi con se stessi. Applausi per tutti!

III° ATTO – Nordic Walking per 3 generazioni: con l’ausilio di consigli tecnici di validi istruttori, c’era la grande opportunità di provare questa disciplina sempre più in voga,. Partenza da Busche per immergersi tra boschi e panorami mozzafiato per un totale di 14 Km. Per noi è il piacere di vedere una piccola magia: Giorgia, momentaneamente ex-podista, accompagna nel pancione la sua bimba in arrivo e, con loro, il futuro nonno Aldo. Dall’inizio dell’anno passeggiano insieme in varie manifestazioni domenicali. Rimarrà tra loro tre l’armonia rilassata di un “dialogo in cammino” che sa di affresco quasi d’altri tempi…. un modo esemplare di vivere questa dolce attesa!

IV° ATTO – Trentelliste sperimentano il Galloway: al via per la loro prima Belluno-Feltre ci sono anche Marzia e Marika (quest’ultima all’esordio assoluto sulla distanza). Periodo non facile per entrambe e il destino le ha messe simbioticamente fianco a fianco. L’esperta Marzia da un po’ di tempo era tentata di provare qualcosa di simile al famoso metodo Galloway. Per intenderci quello in cui si alternano una buona dose di Km di corsa e una minima parte di marcia. Per farlo ci vuole una fermezza non indifferente, poiché se stai bene, sei tentato di rinunciare ai tratti di cammino, con il rischio di mandare a quel paese una strategia sana e ben meditata. Hanno recitato la loro parte alternando confidenze rosa e silenzi naturali. Sono arrivate a poco più di tre ore dallo sparo con addosso il sorriso di chi sta bene e si è portata a casa un viaggio importante…. non solo podisticamente parlando!

V° ATTO – Complimenti a Jhonny e a Luana: Ecco chi sta dietro ad una manifestazione così festosa e ben organizzata. Lo scenografo-organizzatore è Jhonny Schievenin, a cui va il premio per aver reso, in soli cinque anni, questa corsa una delle più popolari tra gli addetti per l’attenzione ai dettagli e la testata disponibilità (alcuni staffettisti avevano perso l’ultima navetta e lui ha fatto in modo che arrivassero comunque a destinazione). Da maestro di cerimonia si prende anche la soddisfazione di vedere uno degli atleti che prepara giungere secondo (G. Simion). A tutto questo si aggiunge la vicinanza di tutti alla moglie Luana Gorza, affetta da SLA, che ha presentato in questi giorni il nuovo libro “Storia del tempo inutile” (era già stata autrice nel 2009 della raccolta di poesie “Rosa d’autunno”). Anche per loro standing-ovation!

VI° ATTO – Il consueto gran finale al sapore di luppolo: Condividere, condividere e ancora condividere…. ecco il vero motore del mondo! Finire il proprio show e poterlo rivivere con altri, dona un colore vivace ed indelebile a tutto questo vissuto. Vabbè… senza fare troppo i filosofici, diciamo che andare a brindare alla Fabbrica della Pedavena, con svariate caraffe di birra che aureggiano, illuminate dal sole e dalla nostra contagiosa spensieratezza, è l’istantanea più calda su cui far scorrere i titoli di coda. C’è chi è venuto solo per il piacere di quest’ultima parte! Si narra di gare passate, di possibili mete future e d’un tratto torna di moda il presente. La tavolata esplode in spontanee ovazioni da quando Stefano annuncia con il suo telefonino i vari risultati ufficiali dei presenti, presi dal sito già aggiornato. Viene il tempo di salutare la platea e di ringraziare il “regista del piano di sopra”, per averci donato così tante ore ricche per il Cuore. Sei davvero un grande!

VII° ATTO – Ah dimenticavo…. ho corso anch’io: guardo da fuori questo teatro bellunese ove sono andate in scena tutte queste intense interpretazioni. Ognuna ,meritevole di applausi da protagonista. Stavolta sarei stato felice anche solo come spettatore. Ma infine lo confesso, anch’io ho recitato il mio piccolo monologo Paciniano: alla mia terza apparizione ben conscio del percorso ero partito con l’idea di meritare un crono da 2 ore e 30…. ma a volte è bello farsi stupire da noi stessi e ricordarsi che….

….quando ti sembra di stare bene è giusto (lasciarsi) andare

….quando hai appurato di star bene è giusto provare a varcare il limite

….quando conosci quella stessa strada è giusto “farlo tua” con saggezza e grinta

….infine…. quando senti che lassù qualcuno ha voglia di stare dalla tua, è giusto prendere tutto quello che si può…. e anche un po’ di più!

Il tempo? Un inaspettabile 2 ore e 21!!! Dico solo che fa morale assai e, al chiudersi del sipario, sono soprattutto gonfio di buone endorfine per tutto quello che ho potuto vedere attorno a me, su questo COINVOLGENTE palcoscenico chiamato Belluno-Feltre. Ci si vede l’anno prossimo!

Giro di boa: 70 + 70 = 100!

Forse non è matematicamente accettabile, ma la spiegazione è presto data. Ti accorgi d’un tratto che sono trascorsi 70 giorni da quando hai cominciato a fare sul serio e mancano solo 70 giorni all’appuntamento importante della prima parte del 2012. I100 Kmdel passatore visti così sembrano improvvisamente molto più vicini. Li sto tenendo a debita distanza. Se vogliono, hanno la capacità di far paura a chiunque in pochi secondi. Un runner assai rispettoso della maratona come il sottoscritto, sta imparando a prendere a poco a poco confidenza con una montagna così alta da scalare. La strada che separa Firenze e Faenza ha bisogno di essere affrontata con il coraggio calcolato di chi è davvero consapevole del proprio essere, dal proprio stato di forma e pure dei propri limiti…. pronto eventualmente anche a rinunciare con saggezza.

“Top down” è il ricordo improvviso che mi affiora. Come una marca di Ketchup tanto di moda negli anni ‘80. Quella con il barattolo a testa in giù, per agevolare la fuoriuscita della famosa salsa di pomodoro. Oltre ad essere evocativo di tale prodotto, questo nome mi ricorda un insegnamento  del mio prof d’informatica delle superiori. L’avrete chiamato magari in altri modi o lo avrete già applicato senza saperlo, il metodo “Top down” consiste nel prendere il problema “Top” e scomporlo “down” in piccoli pezzi. Quello che avverrà è lapalissiano: la risoluzione delle parti apparirà e sarà decisamente più semplice, rispetto a quando osservavate il “bubbone” nel suo complesso. Prendete un obiettivo facilmente misurabile in qualche modo e provateci.

Io ho sto trattando così la questione con la100 Km. Ho deciso un bel po’ di settimane fa di non pensare a quella gara come prestazione di quel singolo giorno, ma come una logica conseguenza di tutto quello che sarebbe avvenuto nel periodo precedente. Scomposta la preparazione in mesi, poi in settimane, mi è apparsa spontaneamente la soluzione migliore: dimenticarsi quasi del macro-obiettivo della 100, focalizzandomi sui dei micro-traguardi che mi sono posto sul tragitto. In questo modo l’attenzione di Febbraio è andata quasi interamente a un paio di mezze maratone, con lo sguardo proteso alla recentissima Treviso Marathon. Ora sul mio bel tabellone lampeggia tra una settimana la meravigliosa Belluno Feltre (di cui vi parlerò a breve). Buttando l’occhio ad Aprile, la maratona di Vienna e quella del Piceno mi fanno pensare, per il momento, a delle mini (meritate) vacanze, più che alla fatica podistica che non mancherà.

Da sopra quella boa ove il giro suggerisce di solito “Dai che il più è fatto” (…bugia… stavolta grossa bugia….), mi volto indietro e guardo gli oltre 500 Km dall’inizio dell’anno, guardo agli allenamenti che mi aspettano giorno per giorno e guardo con gratitudine sincera gli occhi di tutti coloro che mi sono vicini in questa folle percorso…. stay hungry, stay foolish!

Incontri speciali: Dean Karnazes e Aldo Rock

Ci sono giorni che, per intensità e qualità, fai fatica a pensare che siano stati incastrati dentro allo stesso cassetto di 24 ore. In realtà in meno di dieci ore milanesi c’è stato spazio per una visita a Radio Deejay, il concerto di Scala & Kolacny Brothers e la possibilità di vedere da vicino due mostri sacri del mondo della corsa. Voglio pensare che chiunque pratica quest’ultima sa chi sono i due citati nel titolo, ma se così non fosse vi accenno poche “invoglianti” parole su questi due straordinari personaggi.

Dean Karnazes, detto Karno, è semplicemente l’ultramaratoneta più esemplare ed estremo che ci sia al mondo in questo momento. Ha portato a termine imprese che lo hanno reso celebre, come correre 50 maratone in 50 giorni consecutivi ormai qualche annetto fa. Ma come vi racconterò poi, sta un po’ smettendo i panni del solo fenomeno, per iniziare ad essere anche un modello di sport, alimentazione e salute per il pianeta.

Aldo Rock è colui che, in un certo senso, ha diffuso il Triathlon in Italia. Senza il suo spazio su Radio Deejay ogni venerdì alle 11.30, non so davvero se così tante persone saprebbero cos’è una gara di Ironman (3,8 Kma nuoto +180 Kmin bici + una maratona di corsa). Con le sue imprese di qualche tempo fa e i suoi enfatici racconti è a dir poco ispirante, per chiunque ha l’abitudine di voler varcare i propri limiti.

Sulle tracce di Dean, io e mia moglie, siamo approdati nel negozio ove doveva presenziare per incontrare i fan, ma era già corso via. Lo confesso, non ero deluso, sentivo che essere lì aveva avuto comunque un senso. Il tempo di farci spiegare come raggiungere la sede della Gazzetta, ove sarebbe andato per un evento con i lettori ed ecco l’apparizione: entra Aldo Rock. Incredibile… pochi minuti con lui ti restituiscono il senso di tutto un viaggio.  Ti basta guardarlo negli occhi. Brillano costantemente della luce di chi ha visto cose che voi umani potete solo immaginare. Il grande Aldo: come lo senti per radio, così è dal vivo! Coinvolgente, folle e, soprattutto, uno vero spirito libero. Inizia a raccontarci degli indiani di chissà quale tribù e, nel sentirlo parlare, ti rendi conto che non sai dare un’età a quell’uomo così ipnotizzante. Il suo narrare mette a nudo un’anima che ha saputo trovare il suo modo di stare qui sulla terra.

A tal proposito, eccone poi un altro che lo sa bene. Ritorniamo in pieno centro, per sentir parlare quell’americano di origini greche, di fronte al quale ci si può solo togliere il cappello. Dean in conferenza stampa parla dell’obiettivo di correre 205 maratone in 205 stati diversi nell’arco di un anno. Tutto questo con l’intenzione di essere ambasciatore per l’intera umanità della  potenza positiva dello sport. Confessa amaramente che la sua battaglia benefica parte, prima di tutto, guardandosi attorno nel suo paese ove è stata tolta nelle scuole l’ora di educazione fisica e il problema dell’obesità infantile è ormai tremendamente diffuso. Dean ci prova e crede che guidare con l’esempio le masse sia il modo migliore per far arrivare messaggi su argomenti così fondamentali per la salute delle persone.

La sua storia è ben riassunta in un libro che è uscito anche in italiano dal titolo “Ultramarathon man”. Esattamente un anno fa mi veniva regalato dai miei amici più cari. Lo consiglio a tutti coloro che come Dean, come Aldo e un po’ come il sottoscritto provano ad essere sempre un po’ responsabili e curiosi con  se stessi….. con la voglia di andare oltre e raccontarlo ha chi ha orecchie e cuore per ascoltare un po’ di buone novelle.

Treviso Marathon 2012: quante belle facce felici!

E’ finalmente giunta l’ora del mio secondo atto come lepre in una maratona. Le previsioni danno gara bagnata, come si direbbe per la Formula 1, ma alla fine nessuna goccia dall’alto farà compagnia a quelle di sudore di tanti entusiasti runner. In verità il meteo è stato uno dei grandi alleati di chi ha voluto portare a casa il primato personale. Già, perché Treviso si presta ampiamente a farsi ricordare per il proprio best: questo lungo ed infinito rettilineo, dotato di leggerissimi dislivelli (per lo più in discesa), conferiscono a questa gara l’effige di “maratona ove osare”.

Ma torniamo alle fasi di partenza. Sul medesimo rettilineo della maratonina di Vittorio Veneto si  sviluppa il lungo fiume di podisti pronti ad intraprendere il proprio viaggio. In aria compaiono qua e là i coloratissimi palloncini di noi pacer, ben coordinati dall’espertissima Julia Jones. L’allegria del nostro team è contagiosa: c’è chi indossa delle simboliche ali d’angelo e chi una gonnella carnevalesca. Io e Gianni abbiamo il compito di guidare chi vorrà chiudere in quattro ore dallo sparo. Il mio socio è alla sua prima esperienza come assistente di gara e mi regala il fascino di essere l’esperto alla sola seconda apparizione! Proviene da Bolzano ed è un amante delle corse in montagna, in cui il cronometro spesso sta più volentieri a casa. Ho quindi il compito di tenere il passo e, a proposito di questo, riceviamo varie domande dai tanti corridori che si acchiocciano attorno a noi prima dello start. A volte, più che di una risposta tecnica sulla media al Km, sembra proprio che abbiano bisogno di sentire di potersi affidare alla tua scia.

Partono i pattinatori, i disabili e infine noi tutti. Al via è come se davvero tutto avesse un nuovo inizio. Fino a pochi secondi prima si scherzava per stemperare, poi ci si concentra per trovare subito il passo che possa essere riferimento ideale per gli altri. Dopo i primi trafficati Km mi volto e la folla dietro noi è davvero impressionante…. qualche centinaia di sicuro! Attraversiamo vari paesini, accompagnati da una buona dose di tifo attorno alle vigne di Conegliano e al suo centro. C’è un’atmosfera gioiosa e il sole fa qualche timida comparsa. Come detto le curve sono riservate per il finale nel centro cittadino trevigiano e i passaggi per Spresiano e Villorba hanno il consueto sapore della conta dei sopravvissuti. Tanti hanno ceduto, ma qualcuno è anche “scappato” avanti a noi già intorno al trentesimo, quando ormai sai se ci sei o meno. Al ristoro dei quaranta la pattuglia si è ridotta a una ventina di leoni che vengono da noi spronati ad andarsene verso il traguardo, ad agguantare il miglior risultato possibile.

Io e Gianni ormai soli e consci di aver dato il meglio per guidarli entriamo finalmente nelle mura della splendida Treviso. La monotonia visiva della statale ha lasciato spazio agli incantevoli scorci del centro storico. Ancora qualche incitamento verso un paio di persone dietro di noi, per poi arrivare abbracciati io e il nuovo amico che la corsa mi ha donato stavolta. Precisi…. come è giusto che sia. Sorridenti…. come è normale che sia dopo una giornata così densa di sport, condivisione e collaborazione.

Ci salutiamo dandoci appuntamento come lepri alla prossima Venice. All’arrivo trovo il bacio di mia moglie e una medaglia da ricordare assieme a quel magico pettorale numero 23 (giorno del mio compleanno). Il suono più bello tra i passi che portano alla doccia è quello di chi ti urla con gioia “Grazie mille, pacer!” o l’altro poco dopo “Grazie davvero…. ho fatto il mio personale!” (….e quando sai cosa vuol dire, senti inevitabilemente un brivido più acceso di altri). Riconosco le loro facce felici che fanno eco alla mia. Facce di cui forse non saprò mai più nulla, ma quelle espressioni del durante e del dopo sono un bel collage da portare a casa. La gara l’hanno corsa loro, ognuno con le proprie gambe e non solo…. ma mi piace pensare che, tra le istantanee di quei valorosi, compariranno anche i nostri palloncini blu e quel profumo di serena determinazione che abbiamo cercato di infondere, in quel cammino divino lungo 42 Km e poco più.…. Treviso Marathon è stato un piacere conoscerti!